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Pannelli informativi

10.   I RESTAURI recenti il completamento dei restauri e il premio IntraLuoghi Il Progetto Integrato ABBAZIA del GOLETO è stato realizzato dal 2004 al 2008 co-finanziato dal POR Campania 2000-2006.  Sui millenari luoghi dell’ex cittadella monastica, l’accordo di programma tra Soprintendenza, Comune e Arcidiocesi –attraverso la progettazione e la direzione dei lavori dell’Arch. Angelo Verderosa-, ha mirato a connettere azioni sia di tipo pubblico che privato, con l’obiettivo di riqualificare e attrezzare per una

9.   I  RESTAURI fino al 1992 dai primi lavori del 1975 ai primi restauri post terremoto  Dopo la soppressione dell’Abbazia nel 1807 iniziò un periodo di spoglio dei beni e di abbandono. Nel 1832 si provò a riaprire il monastero. Nel 1903 l’Arcivescovo Tomasi fece ricostruire alcune stanze per l’alloggio del cappellano, distrutte poi da un incendio nel 1918.  Negli anni settanta, con l’arrivo di P. Lucio furono interessati molti enti pubblici, il Ministero della P.I., la Cassa per il Mezzogiorno, il Provveditorato alle OO.PP., la Soprintendenza ai Monu­menti della Campania, gli ufffici regionali. Nel 1975,

8.   FINO al TERREMOTO del 1980 due secoli di abbandono, fino all’arrivo di P.Lucio  Dal 1807 al 1973 il monastero restò abbandonato. Furono trafugati portali e pietre;  tetti e mura crollarono, i rovi diventarono padroni incontrastati insieme ad animali di ogni tipo. Solo i ‘casali’ continuarono a vivere ospitando famiglie contadine e stalle per animali. Nel 1973 arrivò al Goleto P.Lucio M. De Marino, monaco verginiano.

7.   La CHIESA del VACCARO opera di Domenico Antonio Vaccaro (Napoli 1678-1745)  In seguito al terremoto distruttivo del 1732 fu incaricato il grande architetto napoletano Domenico Antonio Vaccaro (Napoli 1678-1745), che la edificò tra il 1735 e il 1745. Oggi si presenta a cielo aperto, con le murature perimetrali restaurate (consolidamento 1990, restauro degli stucchi vaccariani 2007),  priva delle coperture e degli archi di imposta della cupola (quest'ultimi presenti fino al terremoto del 1980). La pianta è a croce greca, allungata verso l'altare, sormontata -in origine- da una cupola centrale.

6.   La CAPPELLA di SAN LUCA uno dei monumenti più preziosi dell’Italia Meridionale  Si raggiunge dallo scalone in pietra che ha come corrimano un lungo serpente con un pomo in bocca. Sul magnifico portale d’ingresso alcune incisioni ricordano che la chiesa fu fatta costruire dalle badesse per accogliere le spoglie di San Luca evangelista. È il gioiello dell'Abbazia.

5.   L’EPOCA dei MONACI, 1515-1807 terremoti e ricostruzioni del 1694 e 1732 Con la fine della comunità femminile goletana, il monastero fu unito a quello di Montevergine, che provvide ad assicurare la presenza di alcuni monaci. Iniziò così una lenta ripresa, che ebbe un impulso determinante sotto il pontificato di papa Sisto V.  Il periodo migliore fu tra la metà del Seicento e la metà del Settecento; dopo i  terremoti distruttivi del 1694 e del 1732 vi fu il  restauro completo del monastero e la costruzione della chiesa grande, opera di Domenico Antonio Vaccaro.

4.   L’EPOCA delle MONACHE, 1135-1515 Federico II e il culmine dello splendore artistico  Ruggiero di Monticchio donò a Guglielmo da Vercelli il vasto feudo del Goleto per avviare la costruzione di un monastero doppio: da un lato il convento femminile delle monache, molte delle quali provenivano dalle famiglie più illustri del Regno di Napoli,

3.   La PRESENZA RELIGIOSA da S. Guglielmo a P. Lucio, ai Piccoli Fratelli  Agli inizi del XII secolo, il giovane eremita GUGLIELMO, originario di Vercelli, diretto in Terra Santa, dopo i pellegrinaggi a Santiago di Compostela e Roma, si fermò in Irpinia, fondando prima Montevergine e poi il Goleto; quest’ultimo con ‘doppio monastero’, femminile e maschile; utilizzando il materiale di spoglio dell'insediamento di Marcus Pacciu Marcellus. Guglielmo non raggiunse la Terra Santa, morì in Irpinia, al Goleto il 24 giugno 1142. Pio XII, nel 1942, lo proclamò patrono principale dell'Irpinia.

2.   La STORIA dal mausoleo di Marcus Paccius Marcellus alla torre Febronia  L'insediamento di tribù sannitiche intorno alle valli dei Fiumi Ofanto, Sele e Calore, contribuì a definire l'identità del territorio altirpino che prese il nome dalla tribù eponima degli HIRPINI, traendo l'etimo dal sannita hirpus “lupo”. La località Goleto, nell'attuale territorio di Sant'Angelo dei Lombardi, ha coinciso fino a tutto il primo millennio d.C. con i resti del monumento sepolcrale che vi costruì MARCUS PACCIUS MARCELLUS della tribù Galeria, centurione della Legio Scitica.  

1.    Il LUOGO inquadramento geografico ambientale  Già dal Paleolitico l'area del Goleto è stata interessata dalla presenza dell'uomo, poiché la sua collocazione geografica, varco della catena appenninica dei monti Picentini, ne ha fatto una tappa obbligata per il passaggio più breve tra i due mari, il Tirreno e l'Adriatico.