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Pubblicazioni a stampa

Il Cineporto / della Film Commission Torino Piemonte / a cura di Luca Gibello   ____  Celid 2009 / Collana Dentro l’Architettura / pp. 120 / €. 18,00 / ISBN 978-88-7661-851-2 / formato cm. 22X22  _  _  _  _  _  _  per acquistare il volume : edizioni@celid.it  tel.  011.4474774 - - -    Una destinazione d’uso inedita per il recupero di un ex opificio industriale di particolare fascino. Questo è il Cineporto di Torino, voluto dalla Film Commission Torino Piemonte per ospitare la propria sede e per accogliere le troupes impegnate nelle riprese in esterna e nella produzione filmografica.

L’Ampiamento del Municipio di Lioni pubblicato nel volume “Edifici ecocompatibili ad uso pubblico”, a cura di Lara Bassi e Lara Gariup / Edicom Edizioni.  edicom edizioni La pubblicazione presenta 18 edifici sedi di istituzioni pubbliche orientati alla sostenibilità e illustrati nella Mostra-Convegno “Edifici ecocompatibili ad uso pubblico”, ideata e coordinata da Edicom Edizioni. I diversi progetti e realizzazioni (tra cui la nuova sede amministrativa del Muncipio di Lioni) si caratterizzano per l’ottimizzazione degli usi energetici, l’impiego di fonti energetiche rinnovabili, l’impiego di materiali naturali,

copertina Gd'A ott.09 per scaricare la pubblicazione originale cliccare sul link seguente  (10 Mb) 1 giornale 077 GDARCH@016-17 angelo verderosa abbazia del goleto Il Giornale dell’Architettura / Allemandi Editore  Anno 8  n.77  Ottobre 2009 _ _ _ Il progetto del mese / Restauro dell’Abbazia del Goleto in Irpinia Un luogo di spiritualità ritrovato, nel cuore dell’Irpinia ferito dal terremoto del 1980 _ _ _ di  Diego Lama L’abbazia del Goleto si trova in Alta Irpinia, alle sorgenti dell’Ofanto, in un territorio da sempre attraversato da transumanze, pellegrinaggi, scambi commerciali tra il Tirreno e l’Adriatico, tra l’antica Picentia, avamposto degli Etruschi, e il santuario longobardo dell’Arcangelo Michele nel golfo di Manfredonia. La zona del Goleto però è anche una «terra inquieta»: dal 1694 al 1980 sono stati più di sette i terremoti distruttivi che hanno lacerato la regione. Uno dei più devastanti fu proprio l’ultimo, quello del 23 novembre, al quale seguì la ricostruzione. Ricostruzione che - in alcuni casi, forse per la fretta, forse per la voglia di speculare, per la cattiva gestione, per il desiderio di sperimentare degli architetti - si trasformò in un nuovo atto di devastazione. In quegli anni sembrò che amministratori, politici, architetti provassero vergogna nei confronti delle macerie crollate in strada e perciò, invece di ridare loro dignità, si preferì far piazza pulita, cancellare: ricostruire. Fortuna volle che gli abitanti, inseguendo il miraggio della villetta autonoma, abbandonarono i centri storici, preservandoli intatti fino a oggi.