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Alamaro al GOLETO Caro Pino, La PresS/Tletter in Italia è letta da tantissimi professionisti, tecnici e non, ed ha una diffusione superiore sia a molti quotidiani che a tante riviste di settore patinate e stampate. Eduardo Alamaro ha visitato il Goleto, ha intervistato Fr. Wilfrid Krieger ed ha scritto un articolo (sfizioso) - Allego lo stralcio pubblicato sulla rivista INTERMEZZO Festa della Mamma “Architettura” è stata nei secoli generosa e prolifica Mamma di tanti figli d’arte, molto meno oggi: troppe pillole e preservativi normativi in giro, paura dell’accoppiamento e del meticciato creativo, scarsa applicazione e ridotta partecipazione

. Articolo tratto da “Il recupero dell’architettura e del paesaggio in Irpinia - Manuale delle tecniche di intervento”, a cura di Angelo Verderosa  |  De Angelis Editore, Avellino 2005 . Il recupero degli spazi urbani e degli elementi del paesaggio _ di  G.Maggino | L.Pinto | A.Verderosa Note metodologiche . Premessa manuale recupero irpinia pubblicazione angelo verderosaSegnata dal massiccio dei Monti Picentini dai cui margini prendono forma le valli dell'Ofanto, del Calore e del Sele, l'Irpinia conserva una propria identità territoriale che la differenzia sia dal resto della Campania sia dalle contigue terre della Basilicata e della Puglia, ricca com'è di sedimentazioni storiche e di suggestioni geografiche; il paesaggio è armonioso e gradevole, ricco di falde idriche, terra di mediazione tra le alture dei Picentini e del Formicoso e i pianori della Baronia, caratterizzato dall'insieme equilibrato di elementi morfologici, idrici, vegetazionali, antropici e di uso del suolo. Negli ultimi venticinque anni, con la ricostruzione post sismica, ambiente e il paesaggio sono stati alterati dalla veloce serialità degli interventi edilizi, conseguenza di una diffusa assenza di qualità   nella realizzazione degli spazi pubblici e privati. E' necessario risanare oggi ciò che è stato finora impropriamente ricostruito; occorre completare i vuoti urbani lasciati aperti dal terremoto; c'è un bisogno interiore di indagare e di ritrovare i materiali e le tecniche che connotavano gli spazi della nostra infanzia. Piazze e paesaggio avevano assorbito la pietra locale, un brecciato calcareo con sfumature dall'avorio al marrone, quale comune denominatore di un linguaggio architettonico scarno, essenziale nelle trame geometriche e nelle forme di lavorazione dei massi.